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REACH: Il nuovo Regolamento Europeo sulle sostanze chimiche


Di Costanza Rovida



La chimica è spesso vista come sinonimo di pericolo per la salute e per l’ambiente. Si dice “sostanza chimica” e si pensa subito al teschio con le ossa incrociate, famoso simbolo che identifica i veleni. Per fortuna non è così, anzi è vero il contrario. Viviamo letteralmente immersi nelle sostanze chimiche, se pensiamo alle plastiche, a tutti i materiali sintetici che ci circondano, ai detergenti, ai combustibili, ecc. eppure stiamo bene e l’aspettativa di vita è sempre più lunga. Ma questo non è e non deve essere sufficiente. Infatti, anche se la maggior parte delle sostanze chimiche non è tossica, è anche vero che ci sono ancora parecchie zone “grigie” che devono essere assolutamente chiarite. Si pensi ad esempio all’aumento delle allergie, alla frequenza di particolari tipi di tumori tra certi lavoratori, al numero sempre più elevato di coppie sterili. Quindi, siamo proprio sicuri di sapere tutto e poter stare tranquilli? Questo è proprio quello che si è chiesta la Commissione Europea che nel 2003 ha analizzato la situazione della regolamentazione delle sostanze chimiche nell’Unione Europea. Si è visto che le sostanze meno caratterizzate dal punto di vista tossicologico e di rischio per l’ambiente, erano proprio quelle presenti sul mercato da più tempo e che circolano in maggiori quantità.

Si è deciso quindi di introdurre una nuova regolamentazione, valida per tutte le sostanze chimiche su tutto il territorio dell’Unione Europea. Il 18 dicembre 2006, il parlamento Europeo approva il regolamento REACH, che in inglese è l’acronimo di Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals), con lo scopo primario di assicurare un elevato livello di protezione della salute umana e dell'ambiente.

Ma quali sono le novità introdotte?
Tutte le aziende che producono o importano sostanze chimiche in quantità superiori alla tonnellata/anno devono registrarle presso l’autorità competente. Se le quantità superano le 10 tonnellate anno, la registrazione deve essere accompagnata da una relazione dettagliata in cui sono elencati tutti i possibili rischi connessi a quella sostanza durante tutto il suo ciclo di vita. Quindi sono inclusi i problemi derivanti dalla lavorazione, lo smaltimento ed eventualmente il recupero. Per ogni rischio rilevato, devono essere proposte le misure necessarie per la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. Se la sostanza è particolarmente cancerogena, o tossica per il sistema riproduttivo o tende ad accumularsi nell’ambiente, il suo utilizzo viene limitato e autorizzato solo in condizioni molto particolari. Per fare un paragone si potrebbe pensare al fuoco. Brucia e può avere effetti devastanti (analisi del rischio), ma se è in un camino di un salotto può essere molto piacevole e innocuo (valutazione dell’esposizione), anche se bisogna comunque sapere che ci si deve avvicinare con cautela e utilizzare attrezzi opportuni (misure di sicurezza).

La responsabilità della sostanza rimane alle aziende, che quindi oltre a ricevere multe molto salate se non a norma, devono anche pagare interamente i danni provocati alla salute dei consumatori o all’ambiente. Potrebbe sembrare tragico, ma non lo è assolutamente. Come già detto, se le sostanze chimiche vengono trattate ed utilizzate nel modo giusto, portano solo benefici. E’ chiaro però che la valutazione deve essere accurata e soprattutto fatta da chimici esperti.
Per la valutazione del rischio di ogni sostanza, il numero di test tossicologici da effettuare potrebbe essere molto elevato, soprattutto per la verifica di problemi che 20 anni fa non venivano considerati, quali ad esempio la tossicità al sistema riproduttivo, la neurotossicità o la tossicità sui volatili. Per molto tempo, tutte queste valutazioni venivano fatte su cavie o altri animali vertebrati. Anche in questo settore REACH interviene positivamente in due modi.
Prima di tutto, ogni sostanza chimica avrà una sola registrazione, per cui le imprese interessate sono obbligate a consorziarsi e a mettere a disposizione le informazioni già esistenti se basate su test che utilizzano animali. Secondo, prima di autorizzare un nuovo test sugli animali, bisogna dimostrare che le stesse informazioni non sono reperibili utilizzando metodi alternativi. I metodi alternativi ai metodi in vivo comprendono analisi di tipo teorico delle molecole da studiare (metodi in silico), valutazioni della reattività chimica (metodi in chimico) e soprattutto  esperimenti eseguiti direttamente su sistemi cellulari (metodi in vitro).

La maggior parte delle industrie considera REACH semplicemente come un aggravio della burocrazia e dei costi. Al contrario, potrebbe invece diventare una nuova opportunità per migliore la propria attività. Sicuramente ci sarà un impulso al mercato interno, perché tutte le piccole aziende si rivolgeranno per i propri acquisti ad aziende che producono in Europa, per evitare di importare dall’estero e dover registrare. Inoltre, è favorito lo sviluppo, anche con finanziamenti europei, di sostanze nuove e con caratteristiche innovative rispetto a quelle esistenti sul mercato. Queste sostanze saranno molto appetibili anche all’estero e potrebbero rappresentare un impulso all’esportazioni. In generale aumenterà la consapevolezza del rischio chimico e una sensibilità maggiore per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Tratto da "Noi" N° 3, aprile 2009, pag. 34 - 35.